Opinioni | 01 Agosto 2011 | Autore: David Giardino

Se l’abito non fa il monaco
Sul numero di giugno di Altroconsumo, rivista dedicata ai consumatori della omonima associazione, è stata fatta un’inchiesta sulla qualità delle riparazioni presso le officine, a prescindere se autorizzate o indipendenti.
Siamo molto soddisfatti dell’impostazione dell’inchiesta; capita infatti raramente che, quando si tratta di inchieste sulle officine, non siano fatte con l’intento di danneggiare l’immagine di quelle senza targa del costruttore.
Ai lettori di riviste dedicate alle automobili, sostenute economicamente dalla pubblicità delle case costruttrici, non verrà mai presentata un’inchiesta che possa minare l’immagine di assoluta perfezione del servizio che riceveranno all’interno delle officine dei concessionari o autorizzate.
Altroconsumo, invece, associazione sostenuta dalle iscrizioni dei consumatori, ha altri interessi rispetto alla tutela della propria pubblicità (che, anzi, nella rivista manca del tutto, proprio per mantenersi “super partes”) e quindi, quando tratta di officine, le prende tutte, non solo quelle che non possono reagire perché alle spalle non hanno alcuna casa costruttrice.
Siamo soddisfatti quindi dell’impostazione dell’inchiesta e delle conclusioni presentate ai lettori: “uno dei dati più interessanti emersi dalla nostra inchiesta è che non è vero che le officine autorizzate e le concessionarie garantiscono prezzi più bassi e lavori più accurati: lo dimostra il fatto che proprio una concessionaria Citroen ci ha emesso il conto più salato (tra l’altro con un lavoro inutile)”.
Non ci soddisfa per nulla, invece, che su un campione di trenta officine solo 5 abbiano avuto un giudizio positivo complessivamente. Troppo poco.
Si dice che la forza di una catena è data dal suo anello più debole e mi pare che ognuno di noi debba fare il possibile per migliorare le proprie prestazioni, così come ho sottolineato anche nel mio precedente editoriale. Certo è che soprattutto chi ha l’onere di agire direttamente sul consumatore ha una responsabilità in più, poiché - mentre gli errori all’interno della catena professionale si possono aggiustare “fra di noi” - per quelli fatti sugli automobilisti non bastano migliaia di euro di campagne pubblicitarie per far dimenticare la brutta esperienza.





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