Opinioni | 01 Settembre 2011 | Autore: David Giardino

La “linea Gotica” non regge neppure al contrario
Fino a ieri sembrava che i consorzi di concessionari sul modello di Asconauto fossero un fenomeno limitato al Nord Italia, e che, al massimo, avrebbero potuto espandersi sino a metà dello Stivale.
Invece in Puglia, e più precisamente a Bari, Trani, Andria, Barletta e Matera, è sfumata la speranza di alcuni che questo fenomeno potesse essere tenuto lontano dalle regioni del Sud del Belpaese.
Sfondata al contrario la “linea Gotica” (linea di difesa ideata da Albert Kesselring nel 1944 per contenere l’avanzata verso Nord degli alleati), Asconauto marca un altro punto a suo favore. L’organizzazione di concessionari nata per fornire un servizio multimarca, soprattutto alle officine indipendenti con ricambi del costruttore, continua la sua crescita raggruppando circa 600 concessionarie, fornendo circa 11.000 fra officine meccaniche e carrozzerie, raggiungendo i 300.000.000 di euro di fatturato. Non male come crescita in 10 anni di attività.
Riesce più facile da capire, alla luce di questi dati, l’atteggiamento di Mercedes, che ha vietato la vendita di ricambi del costruttore ai ricambisti indipendenti. Il business dei ricambi del costruttore deve essere di esclusiva dei concessionari.
Questa maggiore aggressività cresciuta in modo rilevante nel tempo la dice lunga sulle difficoltà dei concessionari a fare cassa con la vendita del nuovo e sul tentativo sempre più concreto di cercare nuove fonti di redditività aumentando gli sforzi nel settore post-vendita.
Il lancio di ricambi rigenerati (gruppo Volkswagen), con un abbassamento del prezzo anche del 50% sul listino del nuovo, fa intravedere un crescente attrito fra il mercato della distribuzione indipendente e quella dei costruttori auto, altro che collaborazione.
Un altro elemento in controtendenza del modello di business proposto da Asconauto è la dichiarata bassa rilevanza degli insoluti da parte delle officine. Possibile che invece, servendo gli stessi clienti, il mercato indipendente al contrario denunci una sempre maggiore sofferenza sulla liquidità?
Il valore della distribuzione indipendente, che a mio parere dà indubbi vantaggi alle officine che la utilizzano sia in termini di qualità del servizio sia di esperienza nel settore multimarca, è testimoniato dal fatto che oggi questa realtà è organizzata e capace di fornire oltre al ricambio anche importanti informazioni tecniche e supporto per la riparazione indipendente. Basterà il solo marchio del costruttore auto per tradire un comparto che ha permesso agli autoriparatori di superare la sindrome da cofano?

David Giardino

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