Articoli | 29 April 2026 | Autore: Alessandro Margiacchi

​L’aftermarket francese tra solidità e trasformazione

Il direttore della rivista Journal de la Rechange et de la Réparation, Mohamed Aredjal, analizza in questa intervista lo stato dell’aftermarket francese: una filiera solida ma sotto pressione, tra concentrazione dei grandi gruppi, nuove collaborazioni, sostenibilità ed elettrificazione del parco circolante.


Capire l’evoluzione dell’aftermarket europeo significa osservare da vicino i suoi mercati più strutturati e dinamici. La Francia è senza dubbio uno di questi: un ecosistema maturo, capillare, sostenuto da una rete diffusa di distributori e officine, ma allo stesso tempo chiamato a confrontarsi con trasformazioni profonde come elettrificazione, digitalizzazione e nuove logiche di consolidamento industriale.

Per leggere questo scenario abbiamo raccolto il punto di vista di Mohamed Aredjal, direttore di Journal de la Rechange et de la Réparation (J2R), una delle voci di riferimento del settore in Francia.
 
Con quasi vent’anni di esperienza nella stampa automotive, Aredjal racconta come sta cambiando il mercato francese dei ricambi e della riparazione, quali equilibri si stanno ridefinendo tra grandi gruppi e operatori locali e quali sfide attendono l’intera filiera nei prossimi anni.

1) Prima di entrare nell’analisi del mercato, potresti raccontarci brevemente il tuo percorso professionale? Da quanto tempo segui l’aftermarket automotive e come si è evoluto negli anni il tuo ruolo di giornalista in questo settore?
Lavoro nella stampa automotive da quasi 20 anni. Ho iniziato in un media focalizzato sulla vendita di veicoli, per poi spostarmi gradualmente verso l’aftermarket, che oggi rappresenta il mio principale ambito di competenza. 
Ho ricoperto diversi ruoli, giornalista, poi caporedattore di sezione, prima di diventare Direttore Responsabile del Journal de la Rechange et de la Réparation nel 2017.

La professione è cambiata significativamente negli ultimi anni. La stampa non si limita più solo al cartaceo: è diventata completamente cross-mediale. Oggi dobbiamo produrre contenuti per molteplici canali, stampa, web, social media, ciascuno con i propri tempi e formati.
Allo stesso tempo, il nostro ruolo si è ampliato. Non siamo più soltanto “fornitori di informazioni”, ma anche costruttori di community. Questo comporta in particolare l’organizzazione di eventi B2B, che sono diventati un’estensione naturale della nostra attività editoriale e un punto di contatto diretto con gli operatori del mercato.

2) Se dovessi descrivere oggi l’aftermarket automotive nel tuo Paese, da dove partiresti? Come funziona la filiera distributiva dei ricambi, chi sono gli attori di riferimento e quali ritieni siano oggi le principali sfide del settore? Quale ruolo giocano le officine indipendenti e le reti di officine nell’ecosistema nazionale dell’aftermarket?
Se dovessi descrivere oggi l’aftermarket automotive in Francia, partirei da un semplice paradosso: è un mercato fondamentalmente solido e allo stesso tempo è strutturalmente sotto pressione. 
Solido, perché un parco circolante maturo, la pressione sul potere d’acquisto e cicli di possesso dei veicoli più lunghi continuano a sostenere la domanda di manutenzione e riparazione. 
Sotto pressione, perché gli operatori devono affrontare contemporaneamente la graduale elettrificazione del parco, la crescente complessità tecnologica, la pressione normativa, l’aumento dei costi logistici e il consolidamento crescente nella distribuzione.

La filiera francese è relativamente facile da comprendere. A monte ci sono OEM e componentisti. Al centro, grandi gruppi distributivi, piattaforme nazionali, gruppi d’acquisto e distributori regionali. A valle, il mercato si gioca nelle officine, indipendenti o affiliate a una rete. La Francia resta un Paese con una rete territoriale densa: il mercato, infatti, comprende circa 55.000 aziende specializzate nella riparazione automobilistica.

Sul fronte della distribuzione, i principali attori includono grandi gruppi come Alliance Automotive Group (AAG), Autodistribution e LKQ. Il settore si basa anche su una rete di distributori regionali e gruppi d’acquisto, che continuano a strutturare il mercato a livello locale. La sfida principale oggi è trovare un equilibrio tra scala e prossimità: consegnare più rapidamente, offrire gamme prodotto più ampie, fornire supporto tecnico alle officine, mantenendo al contempo i margini.
Le principali sfide del settore sono piuttosto chiare. Innanzitutto la trasformazione del parco veicoli: elettrificazione, ibridazione, ADAS, elettronica integrata e software. Poi l’accesso ai dati e la riparabilità, che restano temi cruciali e critici per l’aftermarket indipendente. Infine, vi sono le sfide legate al reclutamento e alla formazione, che incidono direttamente sulle officine.

3) Negli ultimi anni abbiamo assistito a una forte crescita e concentrazione dei grandi gruppi d’acquisto e distribuzione in Europa. Come si sta sviluppando questa tendenza nel vostro mercato e quale impatto sta avendo sugli equilibri tra grandi operatori e player locali?
Il consolidamento sta chiaramente avanzando in Francia, anche se non ha completamente cancellato le specificità locali. Questa tendenza è visibile a diversi livelli: la crescente influenza dei grandi gruppi internazionali, il rafforzamento delle piattaforme nazionali e l’espansione delle reti di riparazione. Questo consolidamento segue una logica economica lineare: le esigenze di investimento aumentano, sia nella logistica sia negli strumenti digitali, nella formazione o nel supporto tecnico. In questo contesto, la dimensione diventa un vantaggio competitivo decisivo.

L’impatto sugli equilibri tra grandi operatori e player locali è misto. Da un lato, i grandi gruppi alzano gli standard in termini di disponibilità prodotto, rapidità di consegna, servizi e potere d’acquisto. Dall’altro, gli operatori locali non stanno necessariamente scomparendo.
 
Quelli che ottengono i risultati migliori tendono a fare leva su prossimità, agilità, specializzazione e relazioni solide con i riparatori. Il mercato francese quindi non si sta muovendo verso la scomparsa totale degli indipendenti locali, ma verso una polarizzazione più marcata: i grandi gruppi si rafforzano, i migliori specialisti locali restano competitivi e gli operatori di medie dimensioni sono i più esposti.

4) Qual è oggi l’equilibrio tra ricambi OE e ricambi IAM nel vostro Paese e come sta evolvendo? State osservando la nascita di nuove forme di cooperazione tra distributori indipendenti, reti ufficiali OE e operatori del ricambio usato o rigenerato?
In Francia, l’equilibrio tra ricambi OEM e ricambi IAM resta, a mio avviso, favorevole all’IAM per il cuore del parco circolante, semplicemente per la struttura del parco veicoli francese. Più il veicolo è datato, più il compromesso prezzo-servizio diventa decisivo e più il ricambio indipendente guadagna terreno. Tuttavia, i ricambi OEM restano forti sui veicoli più recenti, negli interventi legati alla garanzia, in alcune categorie tecniche e nelle attività di carrozzeria.

Sì, stanno emergendo nuove forme di cooperazione. Possono essere ancora frammentate, ma la tendenza è reale. I confini tra segmenti un tempo separati stanno diventando più permeabili: distributori indipendenti, reti OEM e riparatori cercano sempre più accordi pragmatici centrati su disponibilità, costo e riparabilità. Si tratta ancora di una dinamica in evoluzione, ma chiaramente già avviata.

5) L’ESG sta diventando un tema sempre più importante a livello europeo. Come viene percepito e affrontato nell’aftermarket francese? Guardando avanti, qual è la sua visione sull’elettrificazione e sul suo impatto presente e futuro sull’aftermarket nel vostro Paese?
L’ESG è ormai saldamente entrato nell’agenda dell’aftermarket francese, anche se viene ancora affrontato in modo molto operativo. Questo è particolarmente visibile tra i grandi distributori e le principali reti, ma la pressione si sta ormai diffondendo lungo tutta la catena del valore.
Esistono già iniziative concrete. La più visibile è la progressiva strutturazione dell’economia circolare nell’aftermarket: crescita dei ricambi riutilizzati, sviluppo del remanufacturing e maggiore integrazione di pratiche di riparazione sostenibili. A questo si aggiungono nuovi requisiti normativi, in particolare su packaging e informazione al cliente sull’origine dei ricambi, che stanno spingendo gli operatori a formalizzare i propri processi. L’ESG in Francia sta quindi avanzando per strati successivi.

Per quanto riguarda l’elettrificazione, ritengo che il suo impatto sia reale, ma graduale e disomogeneo. Molta attenzione è rivolta ai nuovi veicoli elettrici, ma l’aftermarket lavora principalmente sul parco circolante esistente. 
In Francia, infatti, il rinnovo del parco resta lento, molto lento. Ciò significa che veicoli termici e ibridi continueranno a rappresentare una quota importante dell’attività ancora per diversi anni. 
Tuttavia, cambiamenti qualitativi sono già visibili: crescente bisogno di formazione, investimenti in certificazioni e attrezzature, e maggiore importanza di diagnosi, elettronica e attività periferiche come pneumatici, frenata, sospensioni e calibrazione. Il vero tema è la velocità con cui questa trasformazione ridisegnerà la redditività delle officine e la distribuzione del valore tra reti ufficiali OEM e operatori indipendenti.

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Tags: distribuzione ricambi aftermarket intenazionale

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