Articoli | 07 July 2026 | Autore: Tommaso Caravani

Digitalizzazione aftermarket, il problema non è la tecnologia

Alla conferenza ATR di Napoli produttori, distributori e fornitori di dati hanno discusso di trasformazione digitale. Il messaggio emerso è che gli strumenti esistono già, la vera sfida è convincere persone e organizzazioni a usarli insieme.


Per anni il dibattito sulla digitalizzazione dell'aftermarket è stato dominato dalla tecnologia. Nuovi software, piattaforme, cataloghi elettronici, sistemi di prenotazione, diagnosi remote, gestione dei dati. Eppure, ascoltando gli interventi della ATR Digital Conference & Symposium, svoltosi a Napoli dal 19 al 21 maggio 2026, emerge una conclusione diversa: il problema non è più la disponibilità degli strumenti, ma la loro adozione.

Ad aprire i lavori è stato Henning Kaess, amministratore di ATR International, che ha utilizzato Napoli come metafora del cambiamento. Alcune trasformazioni avvengono lentamente, altre arrivano all'improvviso, come accadde a Pompei. Da qui la distinzione tra digitization, digitalization e digital transformation. La prima consiste nel trasformare documenti e processi analogici in formato digitale.

La seconda utilizza il digitale per rendere più efficienti attività già esistenti. La terza, invece, implica una revisione profonda di persone, processi e modelli di business.
È proprio su questo terzo livello che l'aftermarket sembra incontrare le maggiori difficoltà.

Trasformazione digitale: la sinergia è il fondamento

Durante una tavola rotonda dedicata al tema, diversi relatori hanno sottolineato come il settore discuta di digitalizzazione da oltre quindici anni senza che il cambiamento abbia realmente trasformato il lavoro quotidiano delle officine.
 
Christoph Schön di LKQ ha osservato come molti riparatori continuino a lavorare secondo logiche consolidate e spesso fatichino a comprendere quali strumenti siano davvero utili alla propria attività. 
Kruno Bagaric, CEO di Topmotive, ha evidenziato come una parte degli investimenti digitali venga ancora sviluppata senza partire dalle esigenze concrete dei meccanici.
Il risultato è un fenomeno che molti operatori riconoscono bene: le soluzioni digitali aumentano continuamente, ma la percezione del loro valore cresce molto più lentamente.

Secondo Suzanna Perrier di ZF, uno dei problemi principali è la frammentazione dell'ecosistema aftermarket. A differenza di altri settori digitali, dove esistono standard consolidati, l'aftermarket europeo coinvolge costruttori, produttori di componenti, distributori, software house, reti e officine indipendenti. Ogni innovazione richiede quindi il consenso e la collaborazione di un numero elevato di soggetti.

Lo stesso tema è emerso nell'intervento di Norbert Dohmen, CEO di Innovation Group. Presentando Gateway, la piattaforma sviluppata da Solvd - società del gruppo Allianz - per la gestione digitale dei sinistri, Dohmen ha spiegato come uno dei principali insegnamenti del progetto sia stato evitare la creazione di un ecosistema chiuso. L'obiettivo non è controllare ogni fase del processo, ma orchestrare sistemi differenti integrandoli tra loro. Più una piattaforma riesce a dialogare con gli strumenti già utilizzati dagli operatori, più rapidamente viene adottata.

Il concetto di orchestrazione è probabilmente uno dei temi più interessanti emersi durante l'evento. Per anni molte aziende hanno cercato di costruire soluzioni complete e autosufficienti. Oggi sembra prevalere una logica diversa: creare connessioni tra sistemi esistenti piuttosto che sostituirli.

La questione dei dati: accesso e gestione

Naturalmente nessuna trasformazione digitale può esistere senza dati. Ed è qui che entra in gioco un secondo grande tema affrontato a Napoli: l'accesso alle informazioni.

Ronan McDonagh di Figiefa ha ricordato come il futuro del Right to Repair europeo non riguardi più soltanto la disponibilità dei ricambi, ma anche il coding, la programmazione dei componenti, la cybersicurezza e l'accesso ai dati generati dai veicoli. Con l'aumento della connettività, la capacità di utilizzare queste informazioni diventa un elemento centrale per la competitività dell'aftermarket indipendente.

Lo stesso principio è emerso anche da prospettive molto diverse. Saba Azizi di CATL ha spiegato come il gruppo utilizzi i big data per identificare i segnali che precedono eventuali guasti delle batterie. Attraverso l'analisi preventiva dei dati è possibile prevedere problemi futuri e intervenire prima che si manifestino. Ma questo approccio presuppone la disponibilità delle informazioni e la capacità di gestirle.
È qui che emerge una delle contraddizioni più evidenti dell'intero dibattito. Tutti gli operatori chiedono integrazione, collaborazione e condivisione. Allo stesso tempo, i dati rappresentano sempre più un asset strategico che ciascun attore cerca di preservare.

Tra competizione e cooperazione

La tavola rotonda conclusiva, con la partecipazione di Schaeffler, CATL, Smart Europe e Ger-Sin Consulting, ha affrontato questo tema attraverso il concetto di "coopetition", la cooperazione tra soggetti che continuano a competere tra loro.
 
Jan Bambas di Schaeffler ha osservato come le tensioni non nascano tanto dall'attività commerciale quotidiana, quanto dalla definizione delle future traiettorie di innovazione. Saba Azizi ha riconosciuto che lo sviluppo dell'ecosistema delle batterie richiede inevitabilmente collaborazione con l'aftermarket indipendente. Allo stesso tempo, CATL sta costruendo una propria presenza diretta attraverso reti di assistenza e servizi dedicati.

In altre parole, tutti sembrano concordare sulla necessità di lavorare insieme, ma nessuno appare disposto a rinunciare completamente al controllo della relazione con il cliente finale.
Forse è proprio questa la lezione più interessante emersa da Napoli. La tecnologia necessaria per trasformare l'aftermarket esiste già. Le piattaforme esistono. I dati esistono. Le competenze stanno crescendo.

La vera sfida non è sviluppare nuovi strumenti, ma trovare un equilibrio tra collaborazione e interessi individuali all'interno di una filiera che rimane tra le più frammentate dell'intero panorama industriale. Perché la trasformazione digitale dell'aftermarket, più che una questione tecnologica, sembra essere soprattutto una questione organizzativa.

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Tags: ATR International

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