Articoli | 10 Febbraio 2016 | Autore: Tommaso Caravani

Cravedi: storia di un ricambista completo

Dalla carrozzeria alla meccanica con un progetto di network selezionato. Cravedi ci racconta la sua storia e come si rimane al passo con i tempi in un periodo di grandi cambiamenti.

 

Fondata nel 1927 da Camillo Cravedi, la società ha iniziato la sua attività in Veneto, puntando fin da subito a trattare i ricambi dell’epoca, occupandosi di reperire i primi ricambi auto. Successivamente il periodo più proficuo per l’azienda è stato quello del primo dopoguerra soprattutto grazie al recupero del materiale bellico lasciato dagli americani.
Abbiamo incontrato Giorgio Cravedi, nipote del fondatore, per saperne più sulla storia di questa storica azienda e della sua posizione nel mondo dell’aftermarket.
 
La storia
Cravedi nasce nel 1927 e, dopo solo due anni deve scontrarsi con quella che è stata la madre di tutte le crisi finanziarie nel mondo. Così, proprio nel 1929, Camillo Cravedi, all’inizio della sua carriera professionale, decide che per restare sul mercato era necessario un cambiamento e una differenziazione del mercato. Parte per l'Eritrea, dove prosegue la sua attività di vendita di ricambi, lasciando in Italia suo fratello Alberto a occuparsi della gestione dell’azienda e nello specifico di spedire i ricambi.
Un’esperienza che dura due anni e dà all'azienda modo di sopravvivere a quel momento difficile.
Una volta rientrato in Italia, Cravedi apre il primo negozio, ma durante la guerra questo è bombardato e raso al suolo.
Nonostante l’accaduto, la voglia di rialzarsi e di reagire è tanta, e infatti viene aperta un’officina rettifiche. Da qui inizia realmente l'attività di Cravedi.
Come è facile intuire, all’interno dell’azienda si sono susseguiti nel tempo diverse generazioni della famiglia Cravedi, tanto che oggi anche la quarta generazione è attivamente coinvolta nel business di famiglia con Filippo Cravedi.
Torniamo a parlare dell’azienda. É importante sottolineare quali sono state le tappe importanti che hanno permesso all’impresa di affermarsi nel mercato.
Negli anni 70 la società Cravedi, grazie a Sergio Cravedi (figlio di Camillo), inizia a trattare le parti di carrozzeria, mentre gli anni 80 l'azienda diventa concessionaria Fiat Iveco e viene aperta la prima filiale a San Fior (comune nella provincia di Treviso).
Negli anni 90 continua l’espansione fino a raggiungere Belluno, precisamente nel 1998.
L’azienda, ad oggi, comprende quattro filiali, tra cui quella di recente apertura a Verona, sulla quale stanno puntando molto. Infatti Cravedi ha iniziato a inserire anche i ricambi auto, ma la sede centrale, dagli anni 80 ad oggi, è a Fontane di Villorba (Treviso).
Ma cosa è cambiato in tutti questi anni? “Oggi il mercato impone nuove sfide - dice Giorgio Cravedi - e ci sono operatori internazionali che si affacciano sul nostro mercato con convinzione, mentre il mercato interno è soggetto a un cambiamento: aumentano le canalizzazioni delle riparazioni, vuoi per il lavoro di gestori di flotte, vuoi per l’avvento del web”.
Quindi è importante essere competitivi. Cosa che, secondo Cravedi, significa avere la capacità di dialogare direttamente con alcuni produttori, trattare il prodotto originale e riuscire a mantenere i rapporti con i distributori regionali.
 
Il mondo carrozzeria
Seguendo i ricordi, Cravedi racconta come il ricambio di carrozzeria fosse nato come un servizio, mentre oggi rappresenta per il gruppo molto di più. “Si tratta di un mercato completamente a se stante - spiega Giorgio -, poiché da una parte c'è un calo di domanda dovuto alla diminuzione dei sinistri, dall’altra, a valore, si tratta di un comparto in crescita per l'aftersales, anche a causa della crisi e dei prezzi sempre più elevati del nuovo”.
Il vero problema di questo mercato, semmai è, secondo Cravedi, che mancano fornitori di lamiera e plastica, perché l’offerta alternativa all’originale è scarsa, specie se si ha a cuore la qualità dei prodotti. “Se nella meccanica troviamo in aftermarket lo stesso prodotto originale inscatolato con il marchio di chi lo ha prodotto e non della casa auto, per la carrozzeria il discorso è diverso. Infatti, a parte rari casi, c’è pochissima offerta di componenti come i fanali, il termico e la parte delle sospensioni”.
 
Il rapporto con la distribuzione
Cravedi è sempre stata attenta alle evoluzioni di mercato, afferma Giorgio Cravedi:“infatti molti anni fa abbiamo aderito al gruppo Tuttemarche, ma oggi credo che il modello del gruppo di acquisto sia superato, almeno per come è stato concepito fino ad oggi in Italia. L’unione di intenti lascia il tempo che trova, basta guardare cosa avviene all’estero, dove nei gruppi c’è una forte collaborazione finanziaria. Oggi, a mio modo di vedere, i gruppi che contano sono quelli che hanno un rapporto almeno internazionale, altrimenti non ha molto senso”.
 
E per quanto riguarda i ricambisti?
“Nonostante ciò che si pensa, molti ricambisti si stanno muovendo bene. Certo, altri sono fermi, ma il mercato sta cambiando ed è ovvio che ci sia chi sfrutta l’occasione e chi rimane indietro” sostiene Giorgio Cravedi. “I ricambisti che hanno avuto successo sono quelli che hanno puntato sulla professionalità attraverso personale preparato, efficiente organizzazione logistica e buone capacità di analisi per capire cosa si sta muovendo sul mercato, ben consapevoli che alcune sfide sono oramai improrogabili, come internet”. E proprio nel web Cravedi crede molto: “É indubbio che l’informatica abbia aperto il mercato, ma bisogna sempre ricordarsi che, quello del ricambio auto, in assoluto è un mercato in crescita, quindi è inutile lamentarsi di un aumento della competizione e della concorrenza, perché è inevitabile”.
 
Il Club in Buone Mani
Tra le tante attività di Cravedi c'è anche la creazione di un proprio network di riparazione. Si chiama Club In Buone Mani e nasce con l’obiettivo di fidelizzare i clienti dell'azienda. Come? Offrendo servizi.
“Oggi le officine e le carrozzerie sono minacciate dalla vendita dei ricambi via internet, dalle iniziative dei concessionari e dalla canalizzazione sempre più spinta degli automobilisti in strutture con vincoli - spiega Cravedi. Una singola attività difficilmente è in grado di affrontare un piano marketing completo per riuscire a emergere, invece come gruppo possiamo farcela, sfruttando soprattutto il canale con cui il Club è nato, cioè internet.
Nel club abbiamo inserito i nostri clienti migliori, ma il progetto non si limita a questo. Abbiamo una struttura dedicata e organizziamo delle vere e proprie campagne di comunicazione per i nostri membri.
Per questo la selezione non si limita a dei soli e freddi parametri di fatturato, ma cerchiamo di inserire quelle realtà che operano in maniera corretta sul mercato, diciamo degli operatori evoluti che sappiano interpretare il nostro motto: esistono dei professionisti che fanno il lavoro giusto al prezzo giusto”.
 
Il ruolo del ricambista e dell’officina
Nella visione Cravedi, quindi, c'è un ritorno alle origini, dove il ruolo del ricambista è quello di fornire velocemente i ricambi esatti e di risolvere eventuali problemi nel minor tempo possibile. Mentre il ruolo dell’officina è quello di fare il lavoro perché, spiega Cravedi: “se la si vede in quest’ottica, ognuno fa il suo lavoro e la filiera funziona”.
“Ricordiamoci sempre - conclude Cravedi - che alla fine c’è un privato che compra una riparazione e che, a volte, può essere tentato dall’acquisto dei ricambi separatamente da quest’ultima. Noi non crediamo possano essere due canali distinti, perché una buona riparazione non può avvenire senza un buon professionista. Il mercato in questo momento sembra tendere a un livellamento, per questo cerchiamo di tutelare i professionisti, perché crediamo in loro. Oggi, soprattutto in queste zone, è in aumento il fai da te, vuoi per la crisi vuoi perché le ondate migratorie hanno portato molti migranti a vivere nel nostro paese con poche disponibilità economiche. Nonostante ciò il privato rimane una parte piccolissima del business, tanto che oggi, il nostro e-commerce non abbiamo mai pensato di aprilo ai privati”.
 

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