News | 22 Gennaio 2020 | Autore: redazione

Centro Studi Promotor entra in Uvet e presenta l’evoluzione del circolante

Un’acquisizione sinergica, con l’ingresso in Uvet di C.S.P., e l’analisi dei dati sulle immatricolazioni e l’evoluzione del circolante sono i temi portanti della conferenza di ieri del Centro Studi Promotor.

 

Si è tenuta ieri, martedì 21 gennaio 2020, a Milano, la 27° conferenza stampa del Centro Studi Promotor dal titolo “L'Italia e la sfida dell'auto elettrica e dell'auto a guida autonoma e previsioni 2020”.

Un tema “caldo” perché tutto ciò che riguarda l’auto elettrica, o meglio l’elettrificazione dell’auto, coinvolge l’intero comparto automotive e non solo.
La conferenza di quest’anno però si distingue anche per una importante novità: l’annuncio del cambio di “mecenate”, come piace definirlo a Gian Primo Quagliano, Presidente Centro Studi Promotor. Il C.S.P. ed Econometrica, infatti, entrano a far parte del gruppo Uvet, polo italiano del turismo e fornitore di servizi e soluzioni per viaggi d’affari e turismo, mobilità, eventi e congressi.

Il passaggio di testimone, da Alfredo Cazzola, che nel 1993 in qualità di presidente di Promotor diede origine al Centro Studi Promotor insieme Gian Primo Quagliano, a Luca Patanè, presidente del Gruppo Uvet e presidente di Confturismo-Confcommercio, si attua nell’insegna della continuità. “Il Centro Studi Promotor – dichiara in conferenza stampa Gian Primo Quagliano – continuerà la sua attività di ricerca e analisi in totale indipendenza, ma sicuramente andremo a crescere e intensificare il nostro impegno nel settore della mobilità con Econometrica”.

“Un accordo - gli fa eco Luca Patanè – che ci permetterà di avere informazioni e dati sulla mobilità che sono fondamentali per lo sviluppo del nostro business e che ci permetterà di realizzare importanti sinergie ed esplorare nuove opportunità di business, grazie alle competenze e al know-how del Centro Studi Promotor.”
 

Il parco circolante e l’evoluzione verso l’auto elettrica

Nella presentazione dell’analisi del Centro Studi Promotor, Gian Primo Quagliano ha puntato l’attenzione sull’auto elettrica e l’auto a guida autonoma, per sottolineare come non sia più tempo di stare a guardare, ma di accompagnare e sostenere il cambiamento in atto nel circolante.

L’analisi parte da due presupposti fondamentali: l’auto elettrica è più di una tendenza, è una certezza, e ci vorrà uno sforzo “titanico” da parte dell’Italia per affrontare adeguatamente questo cambiamento; la trasformazione sarà lenta (si parla di decenni per il nostro paese, ma non solo per noi), ma inesorabile.
A conferma di questa lentezza ci sono i numeri delle immatricolazioni: il parco circolante mondiale di autoveicoli nel 2018 era composto da 1.415.370, di cui 39.018.170 in Italia. La percentuale delle vetture elettriche è sicuramente molto più bassa in Italia rispetto ad altri paesi, i cui governi stanno spingendo molto verso l’elettrificazione, ma in ogni caso prima di arrivare a incidere su un parco auto così consistente ci vorranno decenni.

“Nonostante lo scetticismo imperante - sostiene Quagliano - l’auto elettrica nel decennio che è appena iniziato passerà dall’essere una utopia all’essere una realtà concreta, che cambierà non solo il circolante, ma tutta la filiera della produzione e riparazione, con ripercussioni anche molto critiche in alcuni settori, ma anche una evoluzione e nuove opportunità per altri. Una trasformazione che richiede uno sforzo titanico da parte di tutti e in particolare una volontà politica orientata al fare. Se finora la politica si è limitata a porre limiti su emissioni e circolazione dei mezzi, oggi deve iniziare ad agire per sostenere questa trasformazione e tutti i settori coinvolti”.

Da qui la proposta di introdurre incentivi all’acquisto di auto di nuova generazione, elettriche o elettrificate ma non solo, perché comunque l’Italia ha un forte tasso di motorizzazione, dovuto prevalentemente alla configurazione del suo territorio, con un parco circolante vecchio, che supera gli 11 anni di vita. Una situazione tra le peggiori in Europa, che comporta un tasso di mortalità particolarmente elevato ed emissioni inquinanti difficili da gestire. Anche se viene sottolineato che l’auto non è da colpevolizzare, come viene invece continuamente fatto con misure restrittive alla circolazione dei diesel, anche quelli di nuova generazione che oggi inquinano molto meno di vetture ben più vecchie, lo svecchiamento del parco auto è una misura da abbinare anche alla crescita del PIL e alla ripresa economica (che nel nostro paese è ancora difficile).

Per sostenere le sue affermazioni Quagliano richiama alla memoria dei presenti gli incentivi del 1997 e i risultati positivi che hanno portato (e “certificati” dalla Banca d’Italia), tracciando un parallelo sui vantaggi che potrebbero avere nella situazione economica ancora difficile del nostro paese.
Se dunque i numeri delle auto elettriche immatricolate in Italia sono ancora bassi (10.556 nel 2019) e le previsioni 2020 positive (+0,8%) come risulta da un’indagine condotta da Auto21 fra 10 esperti del settore, in caso di un sostegno reale del governo le cifre potrebbero diventare anche più interessanti, conclude Quagliano.

Al momento si può contare su una strategia “dichiarata” dalle case auto: quest’anno verranno lanciati sul mercato numerosi nuovi modelli di auto elettrica e ibrida, un chiaro segnale di come l’industria automobilistica sia interessata a sviluppare questa tendenza alla crescita dei veicoli elettrificati e a creare i presupposti per lo svecchiamento del circolante in questa direzione.
 
 
Nella foto da sinistra Gian Primo Quagliano, Luca Patanè e Alfredo Cazzola.

Photogallery

Tags: mercato auto auto elettriche Centro Studi Promotor mercato circolante

Leggi anche