News | 15 April 2026 | Autore: redazione

Gas refrigeranti per A/C: occhio alle frodi

Un’indagine condotta dall’agenzia inglese EIA evidenzia come il problema della commercializzazione dei gas refrigeranti illegali in Europa sia particolarmente diffuso, anche e soprattutto in Italia. ADIRA dunque invita gli operatori del settore a prestare la massima attenzione a ciò che si compra e dove. 

 

Il commercio illegale dei gas refrigeranti è un problema che riguarda da vicino anche la filiera dell’aftermarket automotive.
ADIRA è impegnata su questo fronte in un’opera di divulgazione e sensibilizzazione degli operatori, affinché pongano la massima attenzione ai prodotti commercializzati e alle fonti di approvvigionamento, evitando così di trovarsi invischiati in pratiche illegali.

Come dichiara l’associazione “Crediamo che l’impegno per un aftermarket credibile agli occhi di istituzioni e costruttori auto, passi anche dalla sua capacità di non farsi trascinare da pratiche illegali come queste”.
“La linea da seguire – continua ADIRA - è quella di offrire prodotti a norma, acquistati da aziende affidabili e certificate e, qualora si riceva richiesta di prodotti “alternativi” a prezzi inferiori, astenersi dall’offerta”.

A tal proposito, ADIRA ha diffuso in questi giorni il report redatto dall'Environmental Investigation Agency (EIA) e un documento di sintesi che spiega i termini del problema e i risultati dell’indagine realizzata dall’Agenzia inglese con le Forze dell’Ordine Italiane.

L’indagine sui gas HFC illegali

L'Environmental Investigation Agency (EIA) indaga e si batte contro i crimini e gli abusi ambientali. Tra le attività portate avanti in nome della tutela ambientale segnaliamo le indagini sul commercio criminale di gas refrigeranti (HFC, gli idrofluorocarburi utilizzati nei sistemi di refrigerazione e A/C), che vede tra i protagonisti anche il mercato italiano.

Nel corso del 2025, infatti la EIA, in collaborazione con la Guardia di Finanza, ha svolto un’indagine sul commercio illegale di questi prodotti in Italia da cui risulta una stima per cui circa il 30% del mercato italiano dei refrigeranti sarebbe illegale, con quasi 500 tonnellate di refrigeranti illegali sequestrati nel solo 2024. 
L’indagine EIA nel 2025 è stata condotta su importatori, distributori e venditori online, documentando pratiche fraudolente sistematiche in tre aziende della filiera: Halpha Refrigerant / Arvisa Srl, Carma Metal S.R.L.S. e Puglia Oxygen Srls.

La situazione non è migliore nel resto d’Europa, dove nel solo 2024 sono stati sequestrati quasi 670 tonnellate di HFC, un quantitativo che è quasi il triplicato rispetto all’anno precedente (circa 250 tonnellate di HFC sequestrati nel 2023). I paesi con il più alto numero di sequestri sono Italia, Polonia e Spagna.

Perché il dilagare di queste attività fraudolente? Innanzitutto l’incremento esponenziale del prezzo dei gas, che negli ultimi 10 anni (2014-2025), che è aumentato notevolmente con rincari che variano da +950% a +1.350%.
In secondo luogo la riduzione prevista del 50% della quota HFC in UE nel 2027; elementi che incentivano il contrabbando e il commercio di gas non idonei, come le miscele F-gas a basso GWP contraffatte o l'etichettatura diffusa di HFC vergini ad alto GWP come rigenerati.


Il contesto e le nuove normative

Gli idrofluorocarburi (HFC) sono potenti gas serra utilizzati nella refrigerazione e nel condizionamento dell'aria, con un potenziale di riscaldamento globale (GWP) migliaia di volte superiore alla CO₂. 
A livello globale rappresentano il 2% delle emissioni di gas serra annue, una percentuale maggiore di quella dell'aviazione (1,7%) per intenderci. 

Nell'ambito del Protocollo di Montreal in vigore dal 1989 e del suo Emendamento di Kigali del 2016, praticamente tutte le nazioni del mondo si sono impegnate a ridurre gradualmente la produzione e il consumo di HFC; se pienamente attuato, il Protocollo potrà evitare ulteriori 0,5°C di riscaldamento entro fine secolo.

In virtù dell'Emendamento di Kigali, i paesi sviluppati erano tenuti a iniziare a ridurre il consumo e la produzione di HFC nel 2019, mentre la maggior parte dei paesi in via di sviluppo ha posto un tetto alla produzione e al consumo di HFC nel 2024 e inizierà le riduzioni dal 2029.

I programmi di controllo differenziati, in vigore anche per le ODS (sostanze che riducono lo strato di ozono), sono stati fondamentali per il successo del Protocollo di Montreal, in quanto riconoscono che i paesi sviluppati e in via di sviluppo hanno capacità e responsabilità storiche diverse. Tuttavia, hanno anche creato condizioni che hanno involontariamente abilitato il commercio illegale

Richiedendo ai paesi industrializzati di eliminare le sostanze più rapidamente dei paesi in via di sviluppo, sono emerse grandi differenze di prezzo tra i mercati. Mentre il consumo veniva rapidamente eliminato nei paesi industrializzati, la produzione nei paesi in via di sviluppo cresceva, creando un'offerta a buon mercato e prontamente disponibile.

Questo squilibrio ha alimentato la prima grande ondata di commercio illegale a metà degli anni 90, quando Stati Uniti e UE hanno vietato i CFC.
Il contrabbando si è successivamente diffuso nei paesi in via di sviluppo man mano che hanno iniziato a ridurre l'offerta di CFC e i controlli si sono espansi per includere gli idroclorofluorocarburi (HCFC).

L'UE ha adottato nel febbraio 2024 un nuovo Regolamento F-Gas (Reg. UE 2024/573) che introduce misure rafforzate anti-frode: controllo delle quote in tempo reale, licenze obbligatorie nel Portale FGas, uffici doganali designati, sanzioni fino a 8 volte il valore dei gas per violazioni ripetute.

Tuttavia, la riduzione dell'offerta legale — combinata con una domanda ancora elevata — ha moltiplicato i prezzi per circa dieci volte, rendendo il contrabbando estremamente redditizio.

Occhio alla frode

Nonostante gli intensificati sforzi di applicazione in tutta Europa, i risultati dell'EIA evidenziano ancora una volta la natura interconnessa del commercio illegale di HFC attraverso i confini. Le indagini hanno documentato l'uso continuato di tecniche di riciclaggio, mediante le quali gli HFC illegali vengono prima contrabbandati negli Stati membri con controlli doganali più deboli, come Bulgaria o Romania, prima di essere distribuiti in tutta l'UE.

Tra l’altro, l’Agenzia sottolinea che una volta che gli HFC entrano nel mercato UE, non è richiesta alcuna prova a valle della filiera che siano collegati alla quota. Questo rende difficile per gli utenti finali essere certi di acquistare prodotti legali. 

Una migliore tracciabilità della filiera e una maggiore digitalizzazione dei registri potrebbero aiutare a risolvere questa criticità.

L’indagine condotta dell’Agenzia EIA riporta dunque che nonostante i recenti miglioramenti normativi, volumi sostanziali di refrigeranti non soggetti a quota e non conformi continuano a circolare apertamente all'interno del mercato italiano e potenzialmente attraverso la più ampia UE. 

In sintesi, le modalità più utilizzate per il commercio illegale dei gas sono relative a miscele HFO contraffatte, con etichettature che indicano un contenuto diverso da quello reale; al riciclaggio via Bulgaria e Romania di HFC introdotti in paesi UE con controlli doganali più deboli, poi redistribuiti in tutto il mercato interno senza quota, spesso con camion noleggiati senza targhe bulgare per eludere i controlli; alla vendita tramite marketplace online. In particolare, l'analisi EIA di 50 annunci su Facebook Marketplace Polonia ha rilevato che il 100% era sospettato di essere illegale, nessuno rispettava il Digital Services Act UE né offriva sistema di ritiro dei cilindri. Il 36% offriva cilindri monouso (vietati nell'UE dal 2007) a prezzi fino a 4 volte inferiori a quelli di mercato.

L'infiltrazione di HFC illegali nelle filiere legittime pone rischi significativi ai produttori di impianti, alle aziende di servizi, ai rivenditori e agli utenti finali, minando al contempo l'integrità della fase di eliminazione degli HFC dell'UE e distorcendo la concorrenza per le aziende conformi.

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Tags: gas refrigeranti Adira hfc

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