Opinioni | 07 Aprile 2014 | Autore: David Giardino

Le tentazioni pericolose
Le pesantissime multe con cui l'Antitrust europeo ha punito il comportamento di alcuni componentisti, perché ritenuto irrispettoso delle regole della libera concorrenza, mi ha lasciato perplesso per almeno due buoni motivi.
Il primo è dovuto a un'evidente sensibilità e attenzione, da parte dei manager delle aziende che sono solito incontrare, nel confrontarsi anche solo informalmente con colleghi di aziende concorrenti, per evitare il benché minimo dubbio su eventuali accordi sotto banco. Il secondo motivo è che sono abituato, per inclinazione professionale, a ritenere che gli atteggiamenti anticoncorrenziali arrivino dalle supposte vittime di oggi. Per questo devo ammettere che sono rimasto perplesso alla notizia. 
Certamente così, a una prima lettura, non si può che biasimare un simile comportamento, ma a mente fredda e ragionandoci sopra, mi immagino invece la gogna a cui alcuni fornitori di primo equipaggiamento sono sottoposti per rimanere tali. 
La concentrazione dei gruppi industriali dei costruttori di autovetture, congiuntamente alla produzione che si è contratta nei numeri, creano sicuramente la situazione ideale per negoziare oltre ogni limite la fornitura di un qualsiasi componente. Mi immagino allora che qualcuno, durante le attese, in coda con il "cappello in mano" ad aspettare che il produttore di turno metta a confronto le numerose offerte al ribasso, sia andato oltre la soglia di guardia per cerchare solidarietà da chi lo precede o da chi lo segue, e poi si sia spinto anche oltre. 
Io non ho mai avuto una enorme simpatia nei confronti dei costruttori auto, non l'ho mai nascosto, e nelle pagine di questa rivista abbiamo più volte segnalato atteggiamenti che ritenevamo e riteniamo anticoncorrenziali da parte dei costruttori. Dall'allungamento delle garanzie con obbligo di manutenzione presso la rete dei costruttori, vietata dalla vecchia BER, ma driblata da una assistenza "regalata" almeno formalmente, all'utilizzo esclusivo nelle soluzioni dedicate del codice telaio per l'individuazione del ricambio, alle forzature pubblicitarie che inducono a pensare che sia ricambi sia riparazione fuori dalla rete dei costruttori siano di cattiva qualità se non pericolosi. 
Alla luce di tutto questo e in mancanza di altrettanta sollecitudine da parte dell'Antitrust nell'intervenire anche a favore della reputazione e della reale capacità di competere della riparazione indipendente, questi atteggiamenti sono destinati più ad acuirsi che a scomparire. 
Ai componentisti coinvolti nel cartello di marzo non avrei fatto una multa, bensì avrei dato loro personalmente una medaglia!


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